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"METEOVESUVIO - http://meteovesuvio.altervista.org - Avv. Giuseppe D'Aniello"


LINK ALLE NEWS TERREMOTI - BOLLETTINI

2/7/2017 NUOVO STUDIO MULTIDISCIPLINARE RIGUARDANTE I CAMPI FLEGREI SU NATURE CONFERMA INPUT FLUIDI MAGMATICI ALLA BASE DELLE ANOMALIE DEGLI ULTIMI ANNI

Il dr. Giovanni Chiodini di INGV (già responsabile in OV dell'unità funzionale geochimica Vesuvio, Flegrei, Ischia per circa 20 anni)  ha segnalato la pubblicazione di uno studio a Sua firma dal titolo Clues on the origin of post-2000 earthquakes at Campi Flegrei caldera (Italy), pubblicato online il 30 giugno 2017 sulla prestigiosissima rivista Nature, Scientist Report.
Lo studio porta la firma anche  di J. Selva, E. Del Pezzo, D. Marsan, L. De Siena, L. D’Auria, F. Bianco, S. Caliro, P. De Martino, P. Ricciolino & Z. Petrillo. Dunque notiamo, tra gli altri, la presenza anche dell'attuale Direttrice di INGV OV dr.ssa Francesca Bianco.

Abbiamo letto approfonditamente lo studio e ci sembra che il metodo adottato sia pienamente condivisibile. Così come avevamo criticato ed espresso dubbi su altre pubblicazioni riguardanti i Flegrei, qui, al contrario, ci sentiamo di condividere in toto l'approccio multidisciplinare con cui è stato condotto lo studio.
In pratica, per usare sempre un linguaggio semplice comprensibile a tutti, è stata analizzata la sismicità, l'occorrenza di sciami, la deformazione e le anomalìe geochimiche in atto ai Flegrei dal 2000 ad oggi per "scovarne" la causa. Un approccio dunque "aperto" e non "limitato" ad un solo parametro monitorato. Perdonateci il paragone ma se qualcuno ha tentato di formulare "nuove e rivoluzionarie teorie" limitandosi ad analizzare la tosse dell'ammalato (sollevamento suolo-comportamento rocce), qui, concordemente con quanto sostenuto da quasi unanime comunità scientifica, si è cercato di comprendere con metodo scientifico l'origine di quella tosse, analizzando anche gli altri parametri (febbre, pressione, radiografia, etc..., leggi: geochimica, termalità, sismicità con tempi di arrivo e sciami, proprietà fisiche delle rocce, etc..).

Insomma lo studio del dr. Giovanni Chiodini ci sembra vada nella giusta direzione.

La conclusione cui giunge, per quanto abbiamo compreso e semplificando, è che il massimo indiziato dell'attuale crisi (dal 2000) in cui versa il super vulcano è il magma: ripetute iniezioni di fluidi magmatici nel sistema idrotermale flegreo dal 2000.

Del resto, ci sia consentita una Nostra osservazione: un aumento di circa 20 gradi del sistema negli ultimi 20 anni con rapporti di gas rilevati dalle fumarole che indicano la presenza di componenti magmatiche via via crescenti, uniti al sollevamento del suolo, all'aumento delle fumarole e al drastico incremento dell'attività ai Pisciarelli, ci sembrano già da soli segnali inequivoci di un surriscaldamento del sistema che non può non vedere coinvolta una fonte magmatica.  

Passiamo ora al dettaglio dello studio da cui abbiamo tratto alcuni passaggi interessanti e di più semplice comprensione rimandando alla lettura integrale. Ricordiamo che lo studio è in open access, cioè gratuitamente consultabile sul sito della rivista Nature a questo link.

Eccovi la traduzione dell'abstract con Google Translator di cui ci siamo serviti anche per le altre parti tradotte (non assumiamo alcuna responsabilità per eventuali errori):
Abstract inglese:

"The inter-arrival times of the post 2000 seismicity at Campi Flegrei caldera are statistically distributed into different populations. The low inter-arrival times population represents swarm events, while the high inter-arrival times population marks background seismicity. Here, we show that the background seismicity is increasing at the same rate of (1) the ground uplift and (2) the concentration of the fumarolic gas specie more sensitive to temperature. The seismic temporal increase is strongly correlated with the results of recent simulations, modelling injection of magmatic fluids in the Campi Flegrei hydrothermal system. These concurrent variations point to a unique process of temperature-pressure increase of the hydrothermal system controlling geophysical and geochemical signals at the caldera. Our results thus show that the occurrence of background seismicity is an excellent parameter to monitor the current unrest of the caldera."

Traduzione:
"
I tempi di inter-arrivo della sismicità post-2000 a Campi Flegrei caldera sono statisticamente distribuiti in diverse popolazioni. Il basso numero di orari di inter-arrivo rappresenta gli eventi di swarm, mentre gli alti tempi di inter-arrivo rappresentano una sismicità di fondo. Qui dimostriamo che la sismicità di fondo sta aumentando allo stesso tasso di (1) il sollevamento del suolo e (2) la concentrazione della specie del gas fumarolico più sensibile alla temperatura. L'aumento temporale sismico è fortemente correlato ai risultati delle recenti simulazioni, modellando l'iniezione di fluidi magmatici nel sistema idrotermale Campi Flegrei. Queste variazioni concorrenti indicano un unico processo di aumento della pressione di temperatura del sistema idrotermale che controlla i segnali geofisici e geochimici alla caldera. I nostri risultati mostrano quindi che il verificarsi di una sismicità di fondo è un ottimo parametro per monitorare gli attuali disordini della caldera."

Ma osservate questo grafico che propone la sismicità di fondo dei Flegrei comparata con le altre osservazioni (dal 2000):


Didascalia: Background seismicity compared with other observations. (a) Chronogram of the cumulative background seismicity (orange dots, CB1) and vertical ground displacement at RITE CGPS station; (b) chronogram of the cumulative background seismicity (orange dots, CB1) and fumarolic CO/CO2 ratios; (c) binary plot of the cumulative background seismicity (CB1) vs the vertical ground displacement at RITE CGPS station; (d) binary plot of the cumulative background seismicity (CB1) vs the fumarolic CO/CO2 ratio (the magenta dots refer to annual mean values of both CO/CO2 ratio and CB1).

Il grafico, a Nostro avviso, parla da solo. Un plauso agli autori dello studio.

Altro grafico interessante (fig. 5a, b):


Didascalìa: (a) The computational domain used in the TOUGH2 simulations. The physical properties of the rocks are homogeneous. The temperature (isolines) and the volumetric gas fraction Xg (different shades of gray) refer to steady-state conditions. The “checkpoint for gas composition” is the zone where the simulated CO2/H2O is compared with the measured ones7. The “Temperature box” (yellow rectangle above the injection zone) is the region where the average temperature is calculated during the simulations (redrawn from ref. 7). (b) depth of the best located earthquakes9 excluded those occurred on the 7th September 2009 (see Fig. 1). The depth scale in panel (b) corresponds to the one used in panel (a).

Eccovi ora il grafico che compara la sismicità di fondo ai risultati delle simulazioni:
Fig. 6a, b, c, d.

Didascalìa: Background seismicity (CB1, see the text) compared with simulation results. (a) Chronogram of the cumulative background seismicity (orange dots) and the simulated temperature of the volume of rocks above the magmatic fluid injection zone (TCO2-H2O-CH4-N2-He °C; see Fig. 5a). The vertical magenta dashed lines indicate the time of the simulated episodes of magmatic fluid injection; (b) chronogram of the cumulative background seismicity (orange dots) and the cumulative mass of magmatic fluids injected into the hydrothermal system during the simulation (CMFCO2-H2O-CH4-N2-He); (c) binary plot of CB1 vs TCO2-H2O-CH4-N2-He; (d) binary plot of CB1 vs CMFCO2-H2O-CH4-N2-He.

Commento degli autori tradotto (formattazione Nostra):
"Qui i risultati di interesse sono la massa cumulativa di fluidi magmatici iniettati nel sistema idrotermale (CMFCO2-H2O-CH4-N2-Mt) e la temperatura (TCO2-H2O-CH4-N2-He ° C) La zona di iniezione (Fig. 5a) simulata nel periodo 2000-2014. I valori assoluti simulati di CMFCO2-H2O-CH4-N2-He e TCO2-H2O-CH4-N2 dipendono parzialmente dalle condizioni iniziali dello stato stazionario (cioè il flusso iniziale e la composizione dei fluidi idrotermali, le proprietà della roccia, le condizioni del contorno) Tuttavia la loro evoluzione temporale durante la simulazione è una funzione complessa della composizione fumarolica di CO2-H2O-CH4-N2-E solo perché queste variabili hanno costretto la simulazione, mentre le proprietà di roccia e le condizioni del contorno sono rimaste invariate. Considerando che non sono stati coinvolti dati geofisici per limitare la simulazione, la somiglianza delle evoluzioni temporali di CB1, TCO2-H2O-CH4-N2-He e CMFCO2-H2O-CH4-N2-He (Fig. 6a, b) Qui dall'alta correlazione dei segnali sismici e geochimici (Fig. 6c, d; R2 = 0.98 e R2 = 0.99, rispettivamente), è quindi indipendente dall'ingresso del modello. Questa corrispondenza suggerisce una relazione intima tra la sismicità di fondo e la circolazione idrotermale e sostiene l'affidabilità del modello concettuale di iniezioni di fluidi magmatici ripetuti come motore della crisi in corso di CFc."



Per non appesantire la lettura, a questo punto, proponiamo uno stralcio delle conclusioni dello studio:
"Le deformazioni di terra, la sismicità e le variazioni geochimiche sono osservazioni indipendenti, ma mostrano lo stesso schema temporale. Esse indicano quindi un processo unico che controlla la crisi in atto in CFc. Ogni osservazione, in particolare il segnale sismico, è in forte correlazione con i risultati (massa dei fluidi iniettati e temperatura) di un modello termo-fluido-dinamico di ripetute iniezioni di fluidi magmatici ad alta temperatura nel sistema idrotermale alimentando i fumaroli di Solfatara . Queste correlazioni sono rilevanti e robuste, in quanto dati sismici, dati geodetici e rapporti CO / CO2 non sono stati utilizzati per limitare il modello numerico. Essi indicano che i modelli osservati sono tutti probabilmente controllati dall'aumento della pressione e della temperatura del sistema idrotermale a causa di ripetuti trasferimenti impulsivi di alta quantità di gas magmatici dalla profondità."

Ovviamente rimandiamo di nuovo alla lettura dell'intero studio ricco di approfondimenti e dimostrazioni scientifiche.

Intanto nei giorni scorsi è uscito il bollettino settimanale relativo ai Campi Flegrei che ha confermato in pieno la Nostra news del 21/6 dove annunciavamo due eventi ai Flegrei e le ragioni che avevano spinto gli uomini di INGV OV a rimuovere dalla catalogazione in automatico l'evento cerchiato in rosso.
Un nuovo probabile evento ai Flegrei è stato localizzato in automatico come accaduto alle ore 09.59.48 secondi circa di ieri 1 luglio.


23/6/17 INGV OV RIORGANIZZA LE UNITA' FUNZIONALI: NESSUN CENNO ALLA DIVULGAZIONE IN TEMPO REALE AI CITTADINI TRAMITE IL PORTALE WEB - NUOVA STAZIONE GEOCHIMICA ALLA SOLFATARA - CATALOGAZIONE TERREMOTO FLEGREI - RENDICONTI: DPC ANCORA IN SILENZIO
Può darsi ci sia sfuggito qualcosa, fatto sta che pur avendo spulciato la documentazione reperibile online, dopo aver letto il recentissimo decreto di riorganizzazione adottato il 9/6/17 dalla Direzione di INGV Osservatorio Vesuviano in cui vengono specificate le attività svolte dalle varie unità funzionali, non abbiamo rinvenuto una sola riga dedicata al tema delle pubblicazione e divulgazione in tempo reale dei dati raccolti dalle reti pubbliche di monitoraggio dell'Istituto di ricerca pubblico INGV OV.

Una svista?

Noi di Meteovesuvio abbiamo lottato duramente ed aspramente per ottenere la divulgazione (anche in tempo reale) dei dati raccolti dalle reti di monitoraggio INGV OV. Basta dare uno sguardo a questo bollettino del gennaio 2014 ed agli ultimi per rendersi conto quanta strada è stata fatta e quanti risultati abbiamo ottenuto.

Ma è ancora poco, molto poco.

Nel decreto di riorganizzazione, ove vengono specificate le attività delle varie unità, non abbiamo rinvenuto nulla che attenesse alla divulgazione in tempo reale ai cittadini
dei dati raccolti dalle reti pubbliche di monitoraggio INGV OV.

Ad oggi, con riferimento ai dati pubblicati in tempo reale, abbiamo solo la pubblicazione dei sismogrammi di alcune stazioni. Mancano del tutto i dati in tempo reale raccolti dalle altre strumentazioni (geochimica, temperatura suolo e fumarole, tiltmetria, gps, tanto per fare alcuni esempi).
Pur apprezzando gli sforzi dell'attuale Direzione INGV OV che ha migliorato sensibilmente la completezza dei bollettini mensili e settimanali, rimangono le criticità sopra descritte.
Permane altresì un ritardo notevole nella catalogazione pubblica dei terremoti che avviene, in special modo per il Vesuvio, con giorni di ritardo. E questo è inaccettabile.

Speriamo che quanto prima giunga un segnale di "apertura" e di maggiore trasparenza da parte di INGV OV nella direzione della divulgazione in tempo reale sul portale pubblico dei dati ambientali raccolti dalle reti di monitoraggio.

A questo link il decreto di riorganizzazione INGV OV n.62 del 9/6/17.

Curiosamente sia sul sito web INGV OV (organigramma) sia nel decreto mancano alcuni nomi: ad esempio non abbiamo rinvenuto il nominativo del dr. Giuseppe de Natale. A quale unità afferisce?

Abbiamo appreso da un articolo de "Il Mattino" (e non da un Comunicato o nota di INGV OV) che alla Solfatara è stata installata presso la bocca grande una nuova stazione per il campionamento e rilevamento in tempo reale di dieci gas. Questi dati vengono trasmessi in tempo reale alla Sala di monitoraggio INGV OV. Nell'articolo in parola si fa riferimento allo studio del dr. Chiodini (senza citare correttamente né l'autore né Meteovesuvio!!!) che Noi in eslcusiva avevamo riproposto qualche settimana fa riguardante le emissioni di CO2 della Solfatara raffrontate con quelle di altri vulcani nel mondo e Stromboli in particolare. Viene intervistato proprio il dr. Giuseppe De Natale.

Da ultimo vogliamo qui ricordare come il Dipartimento di protezione Civile non ci ha ancora trasmesso i Rendiconti di sorveglianza dei vulcani Campani relativi al II semestre 2015 (non ancora disponibile dopo quasi due anni), I e II semestre 2016. E siamo al 23 giugno 2017.

Intanto, andando un attimo fuori tema rispetto a questa news, INGV OV cataloga  in via preliminare con ml -0.3, prof. 1km circa ed epicentro zona Accademia Militare - via Napoli, l'evento occorso ai Flegrei che avevamo segnalato nella news del 21 con cerchio in azzurro (n.b. l'orario da Noi indicato è, per mero refuso, errato di un'ora) ed elimina dalla catalogazione in automatico quello cerchiato in rosso (forse perché impossibile per quell'evento determinare gli altri valori).

13/6/17 CONVEGNO CAMPI FLEGREI VENERDI' 16

Apprendiamo dal sito INGV OV che venerdì presso la sede centrale della Facolta Federico II di Napoli, aula Pessina, ore 10 ss., si terrà un convegno sui Campi Flegrei.
Titolo del convegno: "Campi Flegrei: storie, memorie e previsioni scientifiche".

Purtroppo sarò impegnato al Tribunale di Torre Annunziata in udienza. 
Saranno presenti figure eminenti della vulcanologìa internazionale e non. Tra l'altro, oltre alla Direttrice dr.ssa Francesca Bianco, ci sarà anche il prof. Emerito dr. Giuseppe Luongo già Direttore dell'Osservatorio Vesuviano.
Rimettiamo il link alla locandina evento.



22/05/17 CAMPI FLEGREI: CONFERENZA STAMPA DR. GIUSEPPE DE NATALE - IN SICUREZZA FINO AD ALTRI 2,5 METRI DI SOLLEVAMENTO? NOSTRE CONSIDERAZIONI

Rimettiamo  il link alla conferenza stampa (apre Facebook  pagina pubblica Comune di Pozzuoli) tenutasi domenica 20 maggio a Pozzuoli, organizzata dal Sindaco p.t. di Pozzuoli, il quale, come da Noi stigmatizzato, ha inteso informare la cittadinanza sullo stato del vulcano flegreo dopo i titoli allarmistici di questi giorni, invitando il solo dr. Giuseppe De Natale (Dirigente di ricerca presso INGV OV). Si è trattato di un evento in cui quest'ultimo ha avuto modo di "chiarire" la Sua posizione in merito allo studio pubblicato qualche giorno fa che lo vede tra i firmatari. Di questo studio abbiamo già dato atto nella news del 16/5.
Abbiamo visto tutta la conferenza e le evidenze che emergono, a Nostro avviso, con riferimento a quanto abbiamo ascoltato (Campi Flegrei), sono le seguenti:
1. Il livello di litigiosità tra "scienziati", ricercatori e dirigenti di INGV sul tema Flegrei è alle stelle. E lo è tanto che il motivo del rifiuto ad un dibattito allargato anche ad altri ricercatori, viene individuato nella certezza di alterchi e discussioni accese che ne deriverebbero. Esse non gioverebbero al pubblico e, pertanto, il dr. De Natale apertamente indica in questa la motivazione della Sua indisponibilità ad eventuali futuri dibattiti pubblici aperti anche a voci contrarie alla Sua.
E pensare che Noi Avvocati organizzaziamo e svolgiamo pacificamente e col massimo rispetto dei ruoli centinaia di convegni con la presenza di Magistrati, Pubblici Ministeri su temi molto discussi e dibattuti tra Avvocatura e Magistratura. A noi questa sembra la normalità. Evidentemente nella comunità "scientifica" le cose non stanno così o almeno in quella che si interessa e studia i Campi Flegrei.

2. Durante la conferenza il dr. De Natale si è astenuto dal nominare le trivellazioni. Sappiamo che nel comunicato INGV riportato nella news del 15, vi è un virgolettato attribuito al dr. De Natale che fa riferimento alla necessita di perforazioni profonde.

3. Il dr. De Natale ha parlato a titolo personale, quale coautore dello studio. E questo è stato sottolineato e fatto sottolineare in sede di conferenza.

4. L'appuntamento è tra due metri e mezzo o oltre?
Con le cautele del caso, certo, ribadendo che si tratta di ipotesi dello studio che potrà essere smentita da un momento all'altro, il dr. De Natale ha sostanzialmente ribadito che superata la soglia del 1984, per cui mancano 50 cm circa, occorrerebbe un ulteriore sollevamento di almeno altri due metri per far entrare il sistema in situazione "critica".
Ora, a Nostro sommesso avviso, è curioso come si dia per "rivelatrice" e "rivoluzionaria" una teoria "scientifica" che non può avere alcun riscontro empirico se non ad evento accaduto!

Cioè, sembra si dica: questa è la nuova verità fino a prova contraria.

A Noi, ripetiamo, a Noi semplici osservatori, sembra che piuttosto questa è una tra le tante teorie. Potrà anche essere nuova ma non comprendiamo bene perché "altri" debbano preoccuparsi di "smontare" questa teoria; essa, ripetiamo, è una come tante e va presa per quello che è.
Noi abbiamo sempre letto che i vulcani sono un fenomeno naturale molto complesso e capire quando un vulcano passi in situazione pre eruttiva è molto ma molto più complesso di quanto possa sembrare. A maggior ragione per le caldere (come i Flegrei). Abbiamo sempre letto che quando si vuole cercare di capire se un vulcano si stia o meno "risvegliando" occorre fare riferimento ad una variegata mole di dati di rilevamento: geochimici, sismici (con tipologia di eventi), sollevamento suolo, temperatura, gravimentria, clinometria etc.. Un dato su tutti: la concentrazione di monossido di carbonio alla fumarola BG è raddoppiata rispetto al 1984 (cfr. grafico INGV OV), per non parlare di ciò che succede ai Pisciarelli ed alla termalità dell'area che registra un aumento di circa 20 gradi dal 2000 all'oggi quanto al valore di equilibrio CO-CO2 fumarola BG (dati da Bollettino mensile INGV OV- Grafico).
Un modello scientifico che metta insieme tutti questi dati e ne tiri fuori, per un dato vulcano, un meteodo di previsione attendibile di un'eruzione, per quanto ci risulta, NON ESISTE. Non comprendiamo l'euforia che ha circondato questa pubblicazione e non comprendiamo perché qualcuno dovrebbe ora mettersi a lavoro per smentire una teoria che altro non è che una teoria come tante altre.
GD

18/5/17 COMUNICATO DIRETTORE INGV OSSERVATORIO VESUVIANO

"In relazione a recenti articoli di giornali e servizi televisivi riguardanti i risultati di pubblicazioni scientifiche su possibili evoluzioni della attività dei Campi Flegrei si ribadisce che i risultati delle ricerche hanno valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di Protezione Civile. Si ricorda che dal dicembre 2012 i Campi Flegrei, che vengono continuamente monitorati e studiati da INGV, sono a livello di allerta "giallo" (livello di attenzione) e che negli ultimi mesi il quadro generale delle anomalie continua a mostrare l’andamento già in corso da diversi anni.

Dettagli aggiornati sull’attività dei vulcani campani sono disponibili nei Bollettini di Sorveglianza (http://www.ov.ingv.it/ov/it/bollettini.html) e in particolare per i Campi Flegrei anche al link:http://www.ov.ingv.it/ov/bollettini-campi-flegrei.pdf."



16/5/17 CAMPI FLEGREI: COSA C'E' SOTTO - QUEL MAGMA CHE DIVIDE E LA NECESSITA' DI UN CONSULTO INTERNAZIONALE

Intendiamo spendere due parole sul caos mediatico che si è acceso in questi ultimi giorni sul supervulcano campano.
Su questo sito abbiamo dato conto in passato e fino a qualche giorno fa del susseguirsi di vari studi e pubblicazioni su riviste scientifiche più o meno "quotate" da parte di studiosi e cultori della materia.
Il quadro che emerge è, permetteteci, sconcertante.
Ma partiamo da un po' più lontano.
Nel dicembre 2012 la Commissione Grandi Rischi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dopo approfondite valutazioni e dopo aver commissionato uno studio ad hoc ai più prestigiosi vulcanologi italiani, ritenne necessario passare a livello di "attenzione scientifica" ("giallo"), il secondo su quattro livelli. E questa decisione fu presa con piena cognizione di causa. Dal 2012 ad oggi i "dati anomali" che spinsero la comunità scientifica a quel passo sono andati sempre nel senso di un "peggioramento".
Ma una piccola parte della comunità scientifica, che vede tra i capofila l'ex Direttore di INGV OV dr. Giuseppe De Natale (coinvolto con AMRA nella vicenda progetto Scarfoglio), scende in campo e confuta alla base l'interpretazione dei dati così come condivisa dalla prevalente comunità scientifica. Le anomalìe geochimiche e di sollevamento del suolo non sarebbero dovute, secondo questa interpretazione, ad iniezioni magmatiche o ad un mutamento nello stato del vulcano ma ad altri processi. Ribaltata l'interpretazione fornita per decenni da autorevolissimi vulcanologi e massimi esperti della geochimica dei vulcani: su tutti il dr. Giovanni Chiodini che per decenni è stato a capo dell'unità funzionale "Geochimica dei fluidi" (Flegrei, Vesuvio ed Ischia) in INGV Osservatorio Vesuviano con decine di pubblicazioni a tema sulle più prestigiose riviste internazionali.
Ieri esce un comunicato INGV, di cui abbiamo dato conto, dove vengono illustrati anche dal dr. De Natale i risultati di altro studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications, dal titolo
"Progressive approach to eruption at Campi Flegrei caldera in southern Italy" a firma
Christopher R.J. Kilburn Giuseppe De Natale & Stefano Carlino.
Il titolo dello studio, effettivamente, desta preoccupazione. Sembra che si voglia dire "I flegrei si preparano per una eruzione". Il dr. De Natale, nella Comunicazione INGV di ieri, chiarisce , per quanto abbiamo letto, che per comprendere quando il sistema flegreo possa passare da un livello di deformazione "elastico" (e quindi ancora sopportabile) ad uno "fragile" (che potrebbe portare ad un'eruzione), occorrerebbe effettuare perforazioni profonde per meglio studiare la struttura geologica dell'area ed elaborare, quindi, modelli di previsione più accurati. Insomma, ci risiamo: perforare in una caldera vulcanica a livello di "attenzione scientifica" dove l'urbanizzazione è dentro e fuori crateri eruttivi storici. Ovviamente chi un giorno dovesse dare il lascia passare ad un'operazione del genere dovrebbe assumersene tutte le responsabilità. Noi sappiamo che il progetto CFDDP (con a capo, tra gli altri, proprio il dr. De Natale) si è arenato e che il pozzo pilota sembra essere inaccessibile per la risalita di fango.

Ma torniamo all'ultima pubblicazione sopra citata. Nell'abstract, ultimo periodo si legge: "The results provide the first quantitative evidence that Campi Flegrei is evolving towards conditions more favourable to eruption and identify field tests for predictions on how the caldera will behave during future unrest."

Traduzione con Google translator: "I risultati forniscono la prima prova quantitativa che Campi Flegrei sta evolvendo verso condizioni più favorevoli all'eruzione e individuano test di campo per le previsioni su come la caldera si comporterà durante i futuri disordini."

Tanto è bastato per leggere di tutto di più sulla stampa con titoloni allarmanti.

Nell'area Flegrea vivono centinaia di migliaia di famiglie; ci sono ospedali, scuole. Ci sono mamme che portano ogni giorno i figli a scuola e vorrebbero certezze.

Il punto che intendiamo sottolineare è proprio questo.

L'incertezza è l'ultima cosa di cui hanno bisogno i cittadini
. Purtroppo è proprio nel campo delle incertezze che si muove la vulcanologìa e di questo non possiamo incolpare alcuno.

Piuttosto occorrerebbe, a questo punto, un simposio/consulto internazionale promosso da INGV che dica una parola certa su quanto accade ai Flegrei e spazzi via dubbi eliminando alla radice la confusione che si genera nella collettività. Un consulto che risponda ad alcune domande, tipo:
A cosa sono dovute queste anomalìe che si registrano? Se, come sembra suggerire una parte minoritaria della comunità scientifica, la crisi che si registra dal 2006 in poi non è dovuta ad intrusioni magmatiche ma ad altri fattori, è il caso di tornare a livello "base" (verde)? Oppure il principio di precauzione impone di rimanere al livello giallo o addirittura di passare a quello successivo di pre-allarme (arancione)? E le perforazioni? E' possibile realizzare centrali geotermiche a reiniezione in totale sicurezza in quell'area?
Se non è possibile prevedere con certezza un'eruzione, crediamo sia possibile avere una certezza su cosa sta accadendo. La Commissione Grandi Rischi ha assunto una decisione importante nel dicembre 2012. Se deve essere rivista, in un senso o nell'altro o se debba semplicemente essere confermata, occorre che i vertici INGV, la Protezione Civile e, in sostanza, il Governo si esprimano chiaramente e che non si debba aver timore di invocare un consulto internazionale coi massimi esperti che si pronuncino sulla vicenda.
 
Sono esposte a pericolo di vita decine di migliaia di persone. Crediamo che questa "battaglia" innescata da alcuni, anche con colpi bassi sui "social", debba cessare. Nell'interesse di tutti.
GD



15/5/17 CAMPI FLEGREI: NUOVO STUDIO E VIDEO
Iniziamo col riportare, testualmente, il comunicato che compare sul sito INGV Comunicazione. Si parla di un nuovo studio che, per quanto abbiamo potuto comprendere, elabora un modello previsionale per i Flegrei analizzando gli episodi di sollevamento del suolo e le crisi sismiche associate. Si è tentato di individuare una soglia critica del sistema oltre la quale potrebbe iniziare una eruzione. Tempo fa avevamo postato questo grafico che viene ripreso anche nello studio in parola che mostra l'andamento del sollevamento del suolo dal 1900 circa ad oggi.
Eccovi il comunicato che potete leggere comunque qui.
"
"Applicato ai Campi Flegrei un nuovo metodo per la previsione delle eruzioni, grazie a un’analisi comparativa della sismicità e delle deformazioni del suolo. A idearlo, un gruppo di ricercatori INGV e University College of London. La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications"


"
Prevedere le eruzioni dei vulcani da lungo tempo quiescenti, è l’obiettivo del nuovo modello concettuale sviluppato da un’equipe di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Napoli (INGV-OV) e dell’University College di Londra (UCL). Lo studio, pubblicato su Nature Communications, si basa sull’osservazione delle deformazioni del suolo comparate al tasso di sismicità, ovvero sull’analisi dello sforzo a cui sono soggette le rocce vulcaniche in relazione allo sforzo massimo sostenibile, oltre il quale il sistema vulcanico potrebbe entrare in eruzione. “Quando le deformazioni sono di piccola entità”, spiega Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca INGV, “le rocce si comportano in maniera elastica, deformandosi in modo proporzionale agli sforzi interni. Quando, invece, gli sforzi interni superano una certa soglia, il comportamento delle rocce diventa elasto-fragile, con conseguente processo di fratturazione. All’aumentare progressivo dello sforzo, oltre una certa soglia le rocce si comportano in maniera esclusivamente fragile, generando fratture sempre più profonde che collegano la superficie con le zone dove sono concentrati gli sforzi interni. In questa situazione, un’eruzione può innescarsi”. L’evoluzione del sistema, da ‘elastico’ a ‘fragile’, può essere monitorata studiando l’andamento congiunto delle deformazioni e della sismicità.

“Questo nuovo approccio”, prosegue De Natale, “è stato utilizzato per studiare i fenomeni di bradisisma, ben noti da oltre 2000 anni, che dal 1950 a oggi hanno prodotto oltre 4 metri di sollevamento nel porto di Pozzuoli e circa 20.000 terremoti”. Il modello prevede che in un’area vulcanica come i Campi Flegrei, soggetta a continui fenomeni di sollevamento del suolo, ogni ulteriore episodio può avere un’evoluzione diversa e maggiormente critica, in quanto agisce su un sistema già modificato dagli sforzi accumulati in precedenza.

“Questa progressiva evoluzione verso una completa fratturazione dei sistemi vulcanici soggetti a grandi deformazioni cumulative”, spiega Chris Kilburn, ricercatore dell’UCL, “può chiarire anche le cause dell’eruzione del 1994 della caldera di Rabaul (Papua, Nuova Guinea), avvenuta dopo un modesto episodio deformativo (una decina di centimetri), in un’area che aveva però già accumulato, nei decenni precedenti, alcuni metri di sollevamento”.

“Finora, per la previsione delle eruzioni, si focalizzava l’attenzione sull’eventuale presenza di intrusioni magmatiche superficiali. Questo lavoro invece”, prosegue De Natale, “pone l’attenzione sulla risposta del vulcano alle sollecitazioni interne, attraverso l’osservazione congiunta della deformazione e della sismicità”. Tale applicazione ha permesso di quantificare l’entità del sollevamento oltre il quale il sistema potrebbe entrare in regime ‘fragile’, con alta probabilità di eruzione.

“Quanto l’attuale condizione dei Campi Flegrei sia vicina al punto critico dipende molto dallo stato fisico attuale del sottosuolo flegreo. Calcolare, quindi, con precisione il reale stato fisico delle rocce profonde ai Campi Flegrei è una priorità per la ricerca futura. Un obiettivo cruciale che può essere raggiunto in maniera efficace grazie a perforazioni profonde che possono esplorare direttamente le proprietà ‘non elastiche’ del sistema. Questo nuovo modello interpretativo rappresenta un’importante evoluzione rispetto ai metodi di previsione delle eruzioni, essenzialmente empirici, utilizzati finora”, conclude De Natale.

La ricerca realizzata ha una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di protezione civile. Si ricorda che dal dicembre 2012 i Campi Flegrei, che vengono continuamente monitorati e studiati da INGV, sono a livello di allerta "giallo" (attenzione).

"
Studio pubblicato su
https://www.nature.com/articles/ncomms15312


A questo link, invece, un video molto interessante tratto dal sito RaiScuola sempre dedicato ai Flegrei. Vengono intervistati, tra gli altri, il dr. Caliro, la dr.ssa Pappalardo e l'attuale Direttrice INGV OV. Si parla di storia e situazione attuale dei Flegrei. Inoltre la dr.ssa Pappalardo evidenzia l'esistenza probabile di una profonda camera magmatica unica per Vesuvio e Flegrei, mentre la Direttrice illustra dalla sede INGV OV alcuni grafici relativi al sollevamento del suolo e parla dello stato del vulcano flegreo. Si parla anche del progetto MURAVES.
Insomma il video, a Nostro avviso, vale la pena di essere visto.

LINK AL VIDEO


25/04/2017 PROGETTO MEDUSA FLEGREI: NUOVI DATI IN TEMPO REALE
Finalmente INGV OV pubblica nuovi dati in tempo reale grazie al Progetto Medusa.
Nostro speciale esclusivo.
Abbiamo modificato la home page inserendo nuovi dati e nuova webcam.


29/3/17 VESUVIO: INNESCO ERUZIONE POSSIBILE IN 20-30 MINUTI

Immagine tratta dal web rappresenta Crono della mitologia Greca
Correva l'anno 2015, precisamente il giorno 30 settembre, quando ci occupammo di una news piuttosto "preoccupante" apparsa sul sito Focus.it che riguardava i tempi di innesco dell'eruzione di Averno ed Astroni. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista "Nature Scientific Reports" rivelava come i Campi Flegrei avrebbero potuto riattivarsi con tempi inferiori ai sessanta minuti. Chi ci segue conosce bene l'articolo di cui consigliamo la lettura a questo link.
Ora, sembra che a simili risultati si sia giunti per il Vesuvio.
In questo video apparso oggi sul sito it.euronews.com, si parla del progetto europeo "Chronos" che consentirebbe di capire il funzionamento di innesco delle eruzioni partendo dallo studio delle rocce. Su 200 eruzioni catastrofiche analizzate, nel 99% dei casi l'innesco deriva dalla intrusione di magma profondo in camere magmatiche più superficiali. E, ci sembra di capire, per il Vesuvio i risultati del progetto restituirebbero dei tempi molto brevi tra l'arrivo di questo magma e l'innesco dell'eruzione: addirittura si parla di circa 20-30 minuti.
Curioso poi il fatto che proprio il Vesuvio veniva chiamato anche "Crono" nell'antichità per accostamento al mito della divinità greca Crono o Kronos (padre di Zeus) perché proprio come questi mentre generava i suoi figli poi li mangiava sistematicamente (il Vesuvio "genera" creando nuove terre per gli insediamenti umani e poi divora questi ultimi con eruzioni catastrofiche). Non sappiamo se il nome del progetto sia "voluto" o solo casualmente accostato a quanto abbiamo detto o semplicemente si riferisca al significato di Crono come Tempo.
Vi lasciamo alla visione del video ed alla lettura dell'articolo.
  
20/2/17 CAMPI FLEGREI: NUOVO STUDIO INGV CONFERMA INTRUSIONI MAGMATICHE VERSO LA SUPERFICIE
Con un comunicato sul sito, INGV Comunicazione informa di un nuovo studio che introdurrebbe un nuovo metodo per individuare intrusioni magmatiche in aree vulcaniche. E sembra che i risultati indichino che ai Flegrei periodicamente avvengono intrusioni magmatiche superficiali a 3-4km di profondità.
Rimandiamo direttamente al testo del comunicato. Prima avvertiamo che lo studio NON è disponibile gratuitamente per il download ma occorre pagare sia per leggerlo che per scaricarlo (link).
Testo comunicato INGV:
"

Un nuovo metodo per interpretare i segnali registrati dalle reti di monitoraggio vulcanico e comprendere i processi comuni a molti sistemi vulcanici, tra cui i Campi Flegrei. A svilupparlo uno studio a firma INGV, pubblicato su Geophysical Research Letters

Conoscere il sistema vulcanico dei Campi Flegrei per valutarne la pericolosità, è l'obiettivo dello studio dal titolo Signature of magmatic processes in strainmeter records at Campi Flegrei (Italy), condotto dai ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) della Sezione di Pisa, recentemente pubblicato su Geophysical Research Letters.
La caldera dei Campi Flegrei è da decenni in uno stato di unrest (instabilità), caratterizzato da sciami di lievi terremoti, deformazioni del suolo e una intensa attività fumarolica. Le cause di questi fenomeni, che indicano come il vulcano sia attivo pur se non in eruzione, sono ancora in fase di studio e non è chiaro se la loro origine coinvolga solo il sistema idrotermale o anche quello magmatico.
“Questa ricerca”, spiega Chiara Montagna, ricercatrice INGV, “propone, per la prima volta, un metodo grazie al quale l'interazione tra magmi (mixing) -  processo che avviene in profondità e che potrebbe essere considerato precursore di eruzioni - può
essere individuato analizzando i movimenti del suolo vulcanico (segnali di deformazione)”. 
Il processo di mixing è comune a molti sistemi vulcanici, tra cui i Campi Flegrei; avviene quando un magma tipicamente ricco in gas, proveniente da grandi profondità (8-15 km), raggiunge una camera magmatica più superficiale, degassata, dove si mescola con il magma già presente. Un processo che lascia tracce nei prodotti eruttati. E proprio dallo studio di questi ultimi, si comprende come spesso il mixing  tra magmi preluda e sia causa di eruzioni.
Le dinamiche magmatiche, associate al mixing, sono state riprodotte da sofisticate simulazioni al computer, in grado di calcolare anche le deformazioni indotte sul terreno.
“Le deformazioni del suolo, osservate utilizzando strumenti particolarmente sensibili denominati strainmeters”, prosegue Chiara Montagna, “sono state confrontate con quelle calcolate al computer. Da tale confronto emergono forti similitudini, in determinati periodi di tempo, che permettono di ipotizzare l’arrivo di nuovo magma all’interno di serbatoi a bassa profondità (3-4 km). Minime oscillazioni del terreno, non percepibili dall’uomo e che avvengono in
periodi lunghi, (dell’ordine di 100 – 1000 secondi), sono registrate dagli strumenti e rappresentano la manifestazione superficiale dei processi profondi. Questo fenomeno è stato osservato in particolare nei dati registrati a fine ottobre 2006, quando la caldera è stata scossa da uno sciame sismico. Da qui l'idea che quest’ultimo possa essere legato alla risalita di magma verso profondità minori”.
In questo modo, è possibile ricostruire quasi in tempo reale cosa sta succedendo all’interno del vulcano e, dunque, prevedere quale potrebbe essere l’evoluzione del sistema verso un’eruzione o meno.
“Tale risultato contribuisce a sostenere l'ipotesi che periodicamente il sistema magmatico superficiale dei Campi Flegrei venga nuovamente alimentato da magmi provenienti da zone più profonde. Questo nuovo metodo potrebbe essere un valido supporto alla valutazione della pericolosità vulcanica dei Campi Flegrei”, conclude la ricercatrice dell’INGV.
"


Link al comunicato sul sito INGV.

Link allo studio.


19/02/17 CAMPI FLEGREI: QUANDO IL DR. DE NATALE IPOTIZZAVA UNA CAMERA MAGMATICA SUPERFICIALE: STUDIO UFFICIALE PUBBLICATO NEL 2007

COMMISSARIAMENTO INGV OV: UN ACCORDO COL DR. DE NATALE HA CHIUSO LA VICENDA?

Iniziamo con i Campi Flegrei e la questione "scientifica".
Lo studio è stato pubblicato nel 2007, titolato Renewed ground uplift at Campi Flegrei caldera (Italy): New insight on magmatic processes and forecast a firma di C. Troise, G. De Natale, F. Pingue, F. Obrizzo, P. De Martino, U. Tammaro and E. Boschi pubblicato su GEOPHYSICAL RESEARCH LETTERS.
Nell'attesa della pubblicazione gratuita dello studio annunciato in questi giorni dal dr. De Natale, correva l'anno 2007 e nello studio sopra citato testualmente si legge: "Recent geodetic data demonstrate that such a subsidence phase has terminated, and a new uplift episode started in November 2004, with a low but increasing rate leading to about 0.04 m of uplift till the end of October 2006. A new indicator, based on the monitoring of maximum horizontal to vertical displacement ratio with continuous GPS, indicates that this uplift is likely to be associated with input of magmatic fluids from a shallow magma chamber".

Eravamo all'inizio della nuova fase di sollevamento del suolo ai Flegrei. Pensate: eravamo di fronte alle prime anomalie geochimiche e geofisiche. Ma l'intepretazione data, in termini non deterministici, come sempre,  era chiara: dopo la fine del periodo di subsidenza, nel novembre 2004, sebbene ad un tasso modesto, il suolo si stava sollevando e la causa viene individuata nell'ingresso di fluidi magmatici da una camera magmatica superficiale.
 
E che ruolo ha la CO2 in tutto questo? Beh, nello studio si cita tra l'altro Chiodini e ad un certo punto si legge: "This is in agreement with a model in which all the uplift episodes start with overpressure in a deeper source filled with magma or fluids of magmatic origin, rich in CO2, which is injected in shallower layers".
Cioè, riferendosi al sollevamento in atto ai Flegrei, traducendo letteralmente: "Ciò è in accordo con un modello in cui tutti gli espisodi di sollevamento iniziano con sovrapressione in una fonte più profonda riempita con il magma o fluidi di origine magmatica, ricca di CO2, che viene iniettato in strati più superficiali." (ci scusiamo per la traduzione che potrebbe essere non propriamente corretta).
Per ora ci fermiamo qui. Attendiamo la "nuova" pubblicazione per capire quali siano le novità.
Qui il link per il download dello studio citato alla cui lettura rimandiamo.

Ora vogliamo rapidamente tornare sulla vicenda commissariamento INGV OV. Si perché sembra che alla fine il contenzioso INGV - De Natale abbia trovato uno sbocco transattivo. Tralasciando l'iter delle vittorie sulle sospensive avute dall'Isituto e di quella in sentenza TAR avuta dal dr. De Natale, quello che qui rileva è quanto emerge da una proposta transattiva fatta pervenire all'INGV dal dr. De Natale in base alla quale, per quanto abbiamo compreso, quest'ultimo rinuncerebbe a richiedere il risarcimento dei danni all'immagine in cambio della rinuncia dell'INGV a proporre appello al Consiglio di Stato avverso la sentenza favorevole al dr. De Natale pronunciata dal TAR Campania.

Ora, abbiamo notizia certa di questa vicenda in quanto siamo in possesso della delibera del CDA INGV  pubblicata qui il 12/12/2016 e liberamente accessibile a chiunque.

L'accordo, come si legge, doveva essere perfezionato con atto transattivo da stipularsi tra il Presidente INGV e lo stesso dr. De Natale. Nella delibera INGV si legge, curiosamente, nel CONSIDERATO questa frase: "ciò al fine di tutelare, in ogni sede, i soggetti coinvolti per cui si era giunti ai provveddimenti connessi al Commissariamento della Sezione di Napoli". E ancora, nel PRESO ATTO, viene dato conto della importante nota trasmessa dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli (quella che difende INGV) che indicava la sussistenza di validi motivi in diritto per promuovere appello innanzi al Consiglio di Stato. Infine, si legge come chiaramente il CdA si preoccupi della scadenza dei termini per impugnare la sentenza del TAR.
Ora, abbiamo cercato di reperire sul sito INGV un documento Presidenziale dal quale risultasse poi la stipula dell'accordo. Non l'abbiamo trovato. Non sappiamo se e cosa sia poi accaduto.


16/02/17 CAMPI FLEGREI E VESUVIO: PARLA IL PROF. ENZO BOSCHI
Non ha peli sulla lingua ed esprime seri dubbi sulla fattibilità ed opportunità di realizzare la centrale geotermica in area Pisciarelli (progetto Scarfoglio). A parlare è il prof. Enzo Boschi che non ha bisogno certo di presentazioni. Stilettate anche all'INGV con riferimento al "ruolo" avuto in quel progetto e la difesa di ricercatori "puniti" per aver espresso opinioni non proprio allineate. Ma su tutti l'allarme per la situazione rischiosa in atto ai Campi Flegrei.
Chi ci segue riscontrerà nelle parole del prof. Boschi molte delle Nostre preoccupazioni più volte dichiarate pubblicamente e comunicate a tempo debito alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché al Dipartimento della Protezione Civile ed all'INGV medesimo.
Di seguito il testo integrale dell'editoriale a firma del prof. Boschi apparso oggi sul giornale online "Il Foglietto della ricerca".

Segue articolo integrale (formattazione testo Nostra):

"
Vesuvio e Campi Flegrei, una seria minaccia per due milioni di nostri concittadini

È ormai indiscutibile che costruendo edifici e infrastrutture in modo appropriato ci si potrebbe indubbiamente difendere dai drammatici effetti dei terremoti. Abbiamo una conoscenza più che sufficiente della sismicità italiana e indubbie competenze ingegneristiche per conseguire una finalità strategica e irrinunciabile per la nostra sicurezza e la credibilità del nostro Paese. Manca solo la volontà e l'impegno politico, come i recenti tragici avvenimenti nell'Appennino Centrale mostrano.

Il nostro è anche un territorio fortemente vulcanico e non esistono rimedi efficaci e concettualmente semplici per difendersi dalle eruzioni vulcaniche esplosive.

Due dei vulcani esplosivi più pericolosi al mondo, il Vesuvio e i Campi Flegrei, si trovano in una delle zone più antropizzate del Paese. Rappresentano una seria minaccia per circa due milioni di nostri concittadini.

Come ci si può difendere da un rischio simile?

In linea di principio, il modo per mitigare gli effetti di eruzioni del Vesuvio e dei Campi Flegrei sarebbe prevederle con un congruo anticipo per poter procedere all’evacuazione della popolazione esposta al rischio. La previsione di esplosioni vulcaniche però è tutt'altro che garantita. I meccanismi con cui un vulcano dormiente si risveglia e passa alla fase eruttiva non sono ancora completamente conosciuti. In particolare, questo è drammaticamente vero per le caldere vulcaniche che sono depressioni sub-circolari che si formano a seguito di grandi eruzioni.

Alcune caldere sono conosciute anche come ‘super vulcani’, cioè vulcani che nel passato hanno emesso dalle centinaia alle migliaia di chilometri cubi di prodotti vulcanici durante singoli eventi eruttivi. In Italia abbiamo un super vulcano: i Campi Flegrei. 39.000 anni fa eruttarono fra i 300 e i 400 chilometri cubi di rocce vulcaniche polverizzate in cenere.

È un argomento che negli anni recenti ha attirato in maniera particolare l'attenzione dei mezzi di informazione e dei politici.

Il 14 maggio 2015 un gruppo di Senatori presentò in Senato un'interrogazione molto dettagliata sulla questione. Non mi è dato conoscere la risposta se risposta ci fu. Mi ha colpito il fatto che nel testo si fa riferimento ad una severa sanzione, comminata ad un Ricercatore dell'Osservatorio Vesuviano, sezione napoletana dell'INGV, per aver espresso opinioni scientifiche in disaccordo con quelle "ufficiali" e, probabilmente, in modi non graditi. Non risultano smentite scientifiche di tali opinioni: la cosa è oltremodo preoccupante, non solo per fondamentali questioni di principio, ma anche perché così facendo si induce il sospetto che situazioni altamente pericolose vengano tenute riservate.

Che i Campi Flegrei debbano ricevere un'attenzione massima è fuori discussione. Se addirittura il Presidente della Grandi Rischi prospetta rischi inesistenti come un "effetto Vajont" in luoghi dove le condizioni geomorfologiche non lo consentono, è lecito immaginare che sarà stata dedicata un'attenzione eccezionale alla possibilità di eruzioni esplosive nel napoletano.

Le considerazioni che qui vengono espresse non son fatte per spirito polemico. Tutt'altro!

Recentemente, il tema è diventato d’attualità dopo che un articolo uscito su Nature ha evidenziato come i Campi Flegrei stiano nuovamente mostrando indiscutibili segni preoccupanti, che potrebbero preludere ad una nuova fase di riattivazione del vulcano.

Anche se non ci si aspetta una nuova super-eruzione, anche perché le eruzioni degli ultimi 10.000 anni sono state tutte di dimensioni molto inferiori a quella di 39.000 anni fa, il problema è drammaticamente serio perché anche un'eruzione modesta provocherebbe danni enormi in un’area fortemente urbanizzata.

Da decine di anni, il vulcano flegreo è soggetto a crisi periodiche (bradisismi) caratterizzate da sciami sismici e forti deformazioni del suolo. I bradisismi degli anni 70 e 80 del secolo scorso comportarono l’evacuazione del centro di Pozzuoli. Decine di migliaia di persone furono costrette ad abbandonare le loro case anche se poi, fortunatamente, il vulcano non eruttò.

La crisi attuale è differente: l’intensità dei fenomeni geofisici è al momento inferiore di quelle passate, ma dura da una decina d’anni, mentre nel passato gli innalzamenti del suolo e l’anomala attività sismica si sono protratti al più per un paio di anni.

Quello che mi ha particolarmente preoccupato, leggendo l'articolo di Nature, è il fatto che la crisi attuale è caratterizzata da processi che hanno accelerato nel tempo. Questo è un segno molto preoccupante perché crisi di questo tipo hanno caratterizzato negli ultimi 30 anni le fasi pre-eruttive di caldere in altri luoghi nel mondo.

Dalla lettura dell'articolo si evince che sotto i Campi Flegrei è in corso un processo di riscaldamento. Un processo che può far diminuire la resistenza meccanica dello strato di roccia che separa il magma dalla superficie. La risalita del magma ne risulta quindi favorita.

Il sottosuolo dei Campi Flegrei è già di per sé molto caldo: negli ultimi dieci anni i terremoti non avvengono al di sotto dei primi 2 chilometri circa. Siccome un terremoto consiste nella propagazione di una frattura e siccome in un ambiente plastico o duttile una frattura non si può propagare se ne deduce che le temperature sono molto elevate. E questo è incontrovertibile.

Il fenomeno meriterebbe uno sforzo speciale per essere meglio capito ed in qualche modo misurato. Sarebbe quindi il momento di intensificare gli studi, di investigare con i migliori ricercatori e le migliori tecnologie a disposizione le variazioni che stanno avvenendo in profondità.

E’ da tre anni che lo stato d’attività del vulcano è ufficialmente passato dal verde, lo stato di quiete, al giallo, quello di attenzione scientifica. Non risulta, però, che il passaggio abbia coinciso con un reale sforzo mirato a meglio capire quello che sta succedendo al vulcano.

Un acutizzarsi della crisi, segnalato dai ricercatori impegnati nello studio dei segnali precursori delle eruzioni flegree, era stato osservato tra il 2012 e il 2013. Successivamente, nel 2015, i segnali registrati in quel periodo furono interpretati con l’intrusione di magma a basse profondità, 2 o 3 chilometri al di sotto dell’area metropolitana di Napoli.

Non posso sapere che cosa queste osservazioni abbiano poi determinato operativamente. Temo, purtroppo, ben poco.

Mi risulta addirittura che programmi di ricerca mirati a capire l’origine della crisi, originariamente programmati come progetti triennali, in un primo momento siano stati retrocessi a biennali e, successivamente, abbandonati definitivamente.

E’ molto preoccupante questa mancanza d’attenzione scientifica sulle cause della crisi in corso, che si verifica poco dopo che i Campi Flegrei sono stati addirittura dichiarati in stato di attenzione scientifica.

È ancor più preoccupante scoprire che questa mancanza d'attenzione va in qualche modo a coincidere con programmi per lo sviluppo geotermico dell’area, che vede come protagonisti gli stessi organismi di ricerca, INGV ed Università, consorziatisi nella società AMRA, che dovrebbero rivolgere una particolare attenzione scientifica alla crisi in corso. Non va poi dimenticato che l'INGV ha fra i suoi compiti istitutivi la sicurezza dei cittadini, e certamente non quello di dedicarsi ad "affari", magari con accordi particolari con il Ministero dello Sviluppo Economico.

Che l'INGV si interessi a sviluppare l'energia geotermica risulta da documenti pubblici che illustrano il progetto geotermico denominato ‘Scarfoglio’. Un progetto che addirittura prevede la perforazione di pozzi per lo sfruttamento geotermico, esattamente nell’area dove i segnali geofisici sono più intensi: sulle pendici orientali della Solfatara di Pozzuoli.

In quell'area non solo si è concentrata l’attività sismica recente ma, proprio lì, il vulcano espelle quantità di gas dello stesso ordine di grandezza di quelle emesse da crateri vulcanici fortemente attivi!

Un'area che dista soltanto 2 chilometri dal centro di Pozzuoli!

Che la Presidenza del Consiglio dei Ministri e lo stesso MIUR intervengano affinché l'INGV recuperi il suo ruolo fondamentale di garanzia per la sicurezza dei cittadini e che, come prevede la nostra Costituzione, nessuno possa censurare la libertà di espressione della comunità scientifica dell’ente, sui grandi temi di sua competenza. Che non siano consentite intimidazioni di sorta, tramite sanzioni disciplinari, verso quei ricercatori che non condividano le opinioni dominanti e che, anzi, sia favorito il dibattito scientifico a tutti i livelli.

Opinioni diverse e dubbi sono sempre da considerare una ricchezza.

enzo.boschi@ilfoglietto.it"





10/2/17 INFORMATO IL PRESIDENTE INGV DI QUANTO STA ACCADENDO IN RELAZIONE AL POZZO CFDDP ED ALTRE DUE QUESTIONI

Nella giornata di ieri abbiamo inviato una mail al Presidente Ingv. Prof. Carlo Doglioni illustrandogli la vicenda relativa al pozzo CFDDP. Inoltre, gli abbiamo sottoposto altre due questioni: la prima relativa alla mancata pubblicazione del catalogo sismico ufficiale e completo ed aggiornato (con mtd, profondità, tiplogia eventi VT/LP/LF/VLP, etc..) del Vesuvio; la seconda relativa alla rilevante discrepanza di catalogazioni di terremoti vesuviani presente in alcuni studi di ricercatori e personale INGV OV rispetto a quanto pubblicato nella banca dati Plinio.
Abbiamo rimarcato come il diniego del sezionale INGV di Napoli (O.V.), del tutto illegittimo, a fornire le informazioni richieste relative alla pericolosità del pozzo CFDDP lede gravemente l'immagine dell'Istituto ed è in grado di ingenerare nella pubblica opinione dubbi su cosa stia accadendo a quel pozzo e, quindi. Il tutto in palese violazione dei principi di trasparenza ed anche a quelli posti a tutela della pubblica e privata incolumità (tutelati anche dal codice penale).
Con riferimento al catalogo sismico abbiamo evidenziato che INGV OV riceve stanziamenti di fondi specifici per la tenuta ed aggiornamento del catalogo.
Abbiamo quindi chiesto un intervento della Presidenza affinché vengano fornite pubblicamente informazioni in merito anche mediante comunicato ufficiale.
Non resta che attendere e vedere cosa succede.
GD

8/2/17
INGV OSSERVATORIO VESUVIANO CI NEGA L'ACCESSO ALLE INFORMAZIONI RIGUARDANTI IL POZZO CFDDP - ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA
Link all'articolo.

29/1/17 UN VULCANO DI PROPRIETA' PRIVATA: LA SOLFATARA - CAMPI FLEGREI
E se qualche magnate volesse acquistare un vulcano? Possibile. Ma un vulcano qualsiasi? No, una delle aree più attive del super vulcano Campi Flegrei: la Solfatara.
Non è uno scherzo. Link alla locandina Toto'.
Abbiamo goliardicamente postato in home un fermo immagine tratto dal famoso film (Toto' truffa '62, rielaborato con aggiunta di testo e logo) del celebre Toto' che vendette la Fontana di Trevi di Roma ad un ignaro "turista" americano. Ebbene, questo potrebbe essere realtà per la Solfatara: una congrua e magna offerta ai proprietari ed il gioco è fatto.
Sembra proprio che la Solfatara di Pozzuoli sia di proprietà privata e che l'INGV debba chiedere ai proprietari (e pagarli) per usufruire di una casetta di legno per compiere attività di monitoraggio geochimico.
Capita così che scopriamo che per usufruire di una casetta di legno dedicata al monitoraggio geochimico (fondamentale per la previsione delle eruzioni) qualcuno di INGV Osservatorio Vesuviano abbia "contrattato" coi proprietari del vulcano.
Ma chi mai ha trattato coi proprietari? Il dr. Giuseppe De Natale. Quattromilaottocento eur + IVA per una casetta di legno.
La nostra fonte? INGV OV. Di seguito uno stralcio del decreto n.10 del 23/1/2017. Leggete un po:
"

"

Qui il link al decreto.

Intanto INGV OV non ha ancora catalogato alcun terremoto vesuviano da inizio anno.
Quanto all'evento che abbiamo definito "anomalo" del 13/1 segnalato nella news del 16/1 di cui avevamo chiesto debito conto ad INGV OV, orbene la risposta è arrivata ma non l'autorizzazione a pubblicarla sul nostro sito web.
  
22/1/17 DISCIPLINARE A RICERCATRICE INGV
La ricercatrice INGV dr.ssa Fedora Quattrocchi, sembra sia stata colpita da provvedimento disciplinare per critiche sull'operato del Dipartimento di Protezione civile.
Articolo tratto da "Il Fatto Quotidiano"

17/1/17 VESUVIO INNEVATO: LA GRANDE MACCHIA GIALLA E LO SCIOGLIMENTO ANOMALO
Pubblichiamo una foto in cui evidenziamo lo scioglimento "anomalo" di neve nel punto più caldo della "Grande Macchia Gialla". Dedicammo già un articolo alla macchia gialla nel maggio 2015. Qui intendiamo evidenziare come l'area, che dovrebbe avere una temperatura di circa 50 ° C. e che è interessata da emissioni di CO2, scioglie rapidamente il manto nevoso. Ricordiamo che quando il prof. Antonio Parascandola nell'anno 1950 misurò la temperatura al suolo dell'area, rilevò una valore di 450 °C. Eravamo nel periodo post eruzione 1944.
Vi lasciamo alla foto che abbiamo scattato con zoom dell'area interessata dallo scioglimento:
Link immagine


9/1/17 MORIA DI PESCI LAGO AVERNO: SIAMO SICURI CHE NON VI SIA NULLA DI ANOMALO? ESAMINIAMO UNO STUDIO DEL 2008 - GRAFICO
Nei giorni scorsi è stata battuta la notizia della moria di pesci nel lago di Averno che fa parte della caldera dei Campi Flegrei. Lago di chiara ed univoca origine vulcanica. Difatti il lago è profondo circa 35 metri e fa parte di un cratere vulcanico la cui ultima eruzione sembra risalire a circa 3800 anni fa.
Con un'intervista sul quotidiano online "Il Mattino", il dr. Giuseppe De Natale, che notiamo essere molto attivo ultimamente con varie interviste, chiarisce che il fenomeno non è di origine vulcanica né è dovuto ad inquinamento, soffermandosi a dare dettagli sull'accaduto.
Come sempre, spinti dalla curiosità e grazie anche un prezioso suggerimento, abbiamo scoperto che tutto quello detto dal dr. De Natale in realtà è frutto di uno studio del 2008 a firma del dr. Caliro (INGV), Chiodini (INGV), Granieri (INGV) ed Izzo (ENEA) denominato Geochemical and biochemical evidence of lake overturn and fish kill at Lake Averno, Italy
,   pubblicato su Journal of Volcanology and Geothermal Research 178(2): 305-316 December 2008. Ora, tornando al fenomeno, i pesci sarebbero morti a causa dell'H2S, acido solfidrico (o idrogeno solforato) altamente tossico risalito dalle profondità del lago a causa del raffreddamento dello strato superficiale delle acque (ricco in ossigeno) che divenendo più denso sarebbe precipitato nelle profondità. Questa la causa che è chiarita molto bene nello studio citato. Il fenomeno non è avvenuto solo quest'anno ma anche altre volte in passato come mostrato dal grafico che segue tratto dal citato studio:

Grafico

Si nota chiaramente che i fenomeni di moria di pesci si sono verificati proprio in concomitanza ad episodi di notevole addensamento (per raffreddamento) delle acque superficiali (2003, 2002, 2005 e, dalle cronache sappiamo, anche 2012).
Se questo è vero, tuttavia bisognerebbe investigare con prelievi e rilievi sul posto ed in profondità per comprendere se il fenomeno possa essere riconducibile con certezza alla medesima causa, fermo restando che l'H2S è anche tipico gas delle fumarole della Solfatara di Pozzuoli e, in genere, presente nelle emissioni dei vulcani attivi.

7/1/17 AGGIORNAMENTO ONDATA GELO: ULTIME POSSIBILITA' DI NEVE NEL VESUVIANO
Ore 8.10
Dati Nostra stazione meteo.
Una notte molto rigida con minima di meno 2.3 gradi registrata alle 4.53 di stamane. Nella tarda serata di ieri deboli nevicate a Boscoreale. Da questo momento e fino alle prossime ore possibili nevicate nel vesuviano. Si tratta di altre 4-6 ore. Poi dovrebbero scemare le possibilità di neve. Al momento la temperatura è di meno 0.2. I valori delle temperature si manteranno molto rigide con massima attesa intorno ai 2 gradi. Previste forti gelate nelle prossime notti, soprattutto in zone interne ed esposte ad irraggiamento notturno.

6/1/17 AGGRIONAMENTI ONDATA GELO - POSSIBILI NEVICATE A BREVE
Ore 10.00
Come da attese, durante la notte ha fatto ingresso il secondo fronte gelido proveniente da nord/nord-est con venti molto forti.
Passando rapidamente ai dati della Nostra stazione meteo, al momento la temperatura minima registrata stamane è stata di 1.3 gradi C., quella attuale di 2.5 gradi. L'indice wind-chill, che restituisce la temperatura percepita dal corpo umano e che tiene conto di varabili quali vento ed umidità, ha fatto segnare picchi di meno 2 gradi. Lo zero termico ormai staziona quasi al suolo (100-200mt), mentre sul gran cono del Vesuvio, all'altezza massima di 1281 mt, la temperatura si aggira sui meno 10 gradi C.. Venendo alle previsioni riguardanti la neve, molti siti meteo prevedono qualche possibilità per l'area vesuviana dal pomeriggio fino a sera. Riteniamo che già in tarda mattinata potremmo assistere a qualche breve nevicata. Le ultime mappe a medio termine fanno pensare al perdurare di temperature gelide anche domani e, seppure in maniera più attenuata, domenica. Il ritorno a temperature più consone alle medie del periodo dovrebbe avvenire da mercoledì/giovedì.
Per chi segue il Vesuvio, a breve news con aggiornamenti sui dati annuali 2016 definitivi.
 
5/1/17 ALLERTA GELO: PRIMI DATI DELL'ONDATA DI GELO IN ARRIVO
Ore 13.00
Dopo il primo affondo freddo ecco come si presenta il Vesuvio. Nevicate fino a bassa quota (circa 300mt).
Postiamo due foto esclusive rinviando alle immagini da cam in home per seguire l'evoluzione.
Restiamo in attesa del secondo affondo più freddo previsto per le prossime ore.
Link all'immagine

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Ore 9.15

Dai dati live della Nostra stazione meteo emerge che dalle sette di questa mattina la temperatura, dopo aver toccato un picco di 7.1 gradi, è scesa già di due gradi circa portandosi a 4.8 gradi. Il dato, per ora, sorprende. Ricordiamo che il picco del gelo è atteso da domani fino a domenica. Al momento in cui scriviamo, ad 850 hPa (circa 1500mt di altezza) è di meno 4.5 gradi. Questo significa che lo zero termico è collocabile intorno ai 600 metri.
Postiamo il grafico della temperatura ultime 48 ore della Nostra stazione meteo evidenziando il dato delle ultime 24 ore. In home page i dati meteo principali. Qui la pagina della stazione meteo ove aggiungeremo a breve anche il dato wind-chill sulla temperatura percepita in tempo reale già disponibile in home page.

Link all'immagine

4/1/17 ALLERTA GELO: COMUNICATO PROTEZIONE CIVILE - PROBABILI NEVICATE IN PIANURA IL GIORNO 6 CON VENTI MOLTO FORTI
Probabili nevicate attese per il giorno 6 in Campania in pianura e zone costiere da deboli a moderate con forti e gelidi venti orientali. A questo punto, le temperature percepite dal copro umano  a causa del vento
(effetto wind-chill) saranno di certo molto al di sotto dello zero termico, soprattutto nella giornata di venerdì. Vi terremo aggiornati fornendovi il dato wind-chill rilevato dalla Nostra stazione meteo DAVIS.
Vi mostriamo l'estratto del comunicato con riferimento alla Campania (formattazione testo Nostra:
Giorno 5 gennaio 2016, nevicate attese per la Campania
:
"-    sulla Campania e sui settori settentrionali di Basilicata e Puglia inizialmente al di sopra dei 700-900, in progressivo abbassamento nel corso della giornata fino ai 200-300 m, in ulteriore calo fino al livello del mare nella sera/notte, con apporti al suolo da deboli a moderati alle quote più basse, generalmente moderati a quelle collinari e montane; "
Giorno 6 gennaio 2016 (Epifania):
" Nevicate:
-    fino a quote pianeggianti/costiere su Marche centro-meridionali, Abruzzo, Molise, Puglia centro-settentrionale, settori tirrenici meridionali della Calabria, settori settentrionali della Sicilia centro-orientale e limitatamente alle primissime ore sui settori orientali di Toscana e Umbria, con apporto al suolo deboli su queste ultime due regioni, generalmente moderati altrove, fino ad abbondanti alle quote collinari e montuose di Abruzzo, Molise, Puglia e Sicilia settentrionale;
-    fino a quote pianeggianti/costiere sul resto della Puglia e della Sicilia settentrionale, sui settori orientali del Lazio, sui settori orientali e localmente anche su quelli costieri e arcipelago della Campania e sui settori ionici della Calabria, con apporti al suolo da deboli a moderati.
Visibilità: nessun fenomeno significativo.
Temperature: in generale diminuzione, da sensibile a marcata specie nelle massime, su tutto il territorio nazionale; diffuse gelate, generalmente persistenti anche nelle ore diurne, nelle zone interessate dalle nevicate.
Venti: da forti a burrasca dai quadranti settentrionali sulle regioni centro-meridionali, con raffiche di burrasca forte specie sui relativi settori litoranei e appenninici peninsulari e lungo i litorali e rilievi siciliani; inizialmente forti nord-orientali sull’alto versante adriatico, in attenuazione.
Mari: da agitati a molto agitati i bacini centro-meridionali; inizialmente agitato, tendente a molto mosso, l’alto Adriatico"
Link al comunicato DPC

3/1/17 GELO IN ARRIVO: ATTENZIONE ALLE BUFALE ED AI SOLITI SITI ACCHIAPPA CLICK

Leggiamo a destra e manca di articoli che annunziano temperature di meno 14 gradi o meno venti o meno 5 nell'area vesuviana. Le cose non stanno proprio come vi raccontano.
I soliti siti
, locali soprattutto, che guadagnano sui click, stanno speculando ferocemente sulla prossima ondata di gelo che colpirà la Campania e l'area vesuviana. In realtà, le temperature massime attese, cioè quelle registrate nelle ore più calde della giornata, non andranno al di sotto dello zero termico. Anzi, entrando più nello specifico, per far comprendere a tutti, la temperatura attesa ad 850hpa (circa 1500 metri di quota, per semplificare) sarà nel valore più basso di circa -12 gradi. Dunque al suolo, secondo note regole che è superfluo ricordare, al massimo, in area vesuviana, si potrà raggiungere lo zero termico. E tale circostanza potrebbe verificarsi solo venerì o sabato. Un fatto non consueto certo, ma ben lontano dai catastrofici meno 15 o meno 10 gradi di cui si legge in tanti siti acchiappa click.
L'ondata di gelo sarà inconsueta, rispetto agli inverni degli ultimi decenni, con probabili nevicate al suolo nel vesuviano, tuttavia è Nostro costume dire le cose come stanno e fare corretta informazione.
Di notte, in zone esposte ad elevato irraggiamento notturno, come quella in cui è ubicata la Nostra esclusiva stazione meteo professionale Davis (pagina meteo con dati live), potremo assistere a crolli termici sotto lo zero. Tuttavia molto dipenderà da altri fattori quali: vento e copertura di nuvole. Inoltre potrete seguire in diretta live lo stato delle precipitazioni nevose al suolo e sul Vesuvio dalla Nostra esclusiva webcam in home page.
Dunque attendiamo con la dovuta attenzione l'ondata di gelo ma senza lanciare inutili allarmismi.














































































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